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CECCARELLI Luigi - Registro romano di sconosciuti

CECCARELLI Luigi - Registro romano di sconosciuti

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Introduzione di Beniamino Placido

La vita degli “illustri sconosciuti” nella Roma dell’Ottocento, scritti con l’ironia di una grande penna. pp. 128 

I ROMANI QUESTI SCONOSCIUTI

 Augusto Malpieri, chi era costui?
Non sentiamoci in colpa se non riusciamo a ricordarlo. Augusto Malpieri era quello che crudelmente si chiama un «signor nessuno», un buon diavolo le cui ossa riposano al Campo Verano, un povero cristo «dimenticato da chi doveva fargli le generalità» come si legge sulla sua lapide. Augusto Malpieri è forse il più sconosciuto fra quanti appaiono in questo Registro romano di sconosciuti, di Luigi Ceccarelli - arricchito da una brillante presentazione di Beniamino Placido - al punto da esserne quasi escluso, relegato com'è ai margini nell'epigrafe di apertura. Proprio per questo, meglio di tutti gli altri, può rappresentare la «filosofia» di questo libro singolare.
Libro che dovremo guardarci dal considerare una serie di coloriti fatterelli accaduti a personaggi minori e minimi della Roma di metà Ottocento. L'autore giustamente aborre la sconsolante etichetta di «fatterellaro»: e non la merita.
Il Registro romano di sconosciuti si presenta, a prima vista, come il panorama di un turbinoso periodo della storia di Roma, periodo che viene più o meno a coincidere con il pontificato di Pio IX. Per vederci meglio, Luigi Ceccarelli ha pensato giustamente di portarsi appresso uno di quei cannocchiali da gita in montagna, strumenti consueti, quasi domestici, di esplorazione; soltanto che com'è nella sua natura, egli se ne serve in una maniera un po' insolita e bizzarra. Ora ci guarda per dritto, ora a rovescio. E così i grandi fatti, le tragedie, i rivolgimenti restano nello sfondo: tanto, li conoscono tutti. Chi viene avanti, stavolta sono le comparse.
L'attendente di Garibaldi, non Garibaldi. Un attentatore fallito del cardinale Antonelli non il cardinale Antonelli. Il pizzicagnolo sbeffeggiato da Ghetanaccio, non Ghetanaccio. Una Roma fosca e ridanciana, eroica e vile, sentimentale e cinica prende rilievo, per uno strano effetto ottico, come una fotografia tridimensionale, come il magico Cupolone nella magica serratura dei Cavalieri di Malta.
Ma non basta: questo libro vuol dire, vuol dare, qualcosa di più. Pensiamo allo spione Andrea Conti, ammazzato di notte da ignoti, al cappellaio Luigi Ciucci, che si affoga nella fontana di Trevi (ma come diavolo avrà fatto?), al «sediaro pontificio» (né nome né cognome) che, ubriaco com'era, poco mancò facesse ruzzolare il papa per le scale. Per tacere poi del Savoia ...
Perché sono qui in queste pagine? La loro vita non ha contato nulla, la traccia rimastane è veramente debole, insignificante: al massimo hanno «fatto numero», come dice di sé il giovanissimo sergente Morfini, prima di cadere, uno in più, per la difesa di Roma nel 1849. E allora? Quasi ogni vita è così e non per questo vale di meno, non per questo va dimenticata, sembra suggerire Luigi Ceccarelli in questo interessante e originalissimo Registro.
Ricordiamoci allora di AugustoMalpieri.
 Qualcuno doveva pure fargliele «le generalità».

Sicuri che anche da lassù continuerai a scrivere degli “sconosciuti”

A Luigi Ceccarelli 1927-2008

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