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DE FEO Francesco / DI MICHELE Elio - Bono assai l’abbozzà, mejo er cortello. Storia romana del coltello

DE FEO Francesco / DI MICHELE Elio - Bono assai l’abbozzà, mejo er cortello. Storia romana del coltello

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Presentazione di Michele Di Sivo. Prefazione di Marcello Teodonio

 

IN ESAURIMENTO

Che Belli aborrisse la violenza è provato anzitutto dall'intera sua esistenza, dalla infantile traumatica esperienza vissuta assistendo da bambino con l'uccisione dello zio Gennaro Valentini, al rifiuto della Repubblica Romana e alla sua violenza.
D'altronde però che nella rappresentazione della plebe di Roma dovesse trovare uno spazio fondamentale anche un oggetto così fondato da costituire un archetipo dei rapporti umani, come il coltello, era inevitabile. Merito degli autori è stato quello di identificarlo proprio come un oggetto/simbolo intorno a cui la poesia di Belli si costituisce con la sua caratteristica e mai smentita duplice dialettica natura: essere documento completo di quella Roma che fu sua, e al tempo stesso darne immagine metaforica di realtà “abbandonata senza miglioramento”, dove appunto il coltello era strumento normale di soluzione dei rapporti umani, di sopraffazione e di intimidazione.

• 134 pagine

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