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il 996


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il 996 è la rivista quadrimestrale del Centro Studi Giuseppe Gioachino Belli che il cubo edita dal 2008.

  

Il prossimo numero (il secondo del 2017), verrà presentato il 7 settembre, nell'annuale celebrazione del "compleanno" belliano, nella sala Dante di Palazzo Poli, palazzo che, ricordiamo, fu una delle residenze del poeta romano.

 

 

Oltre alle consuete rubriche, il numero conterrà gli interventi presentati durante il convegno di studi:

 

“Li teatri de mó” 
Belli e il teatro della prima metà dell’Ottocento: spazi, testi, autori

•       Donatella Orecchia, Il teatro in Italia nella prima metà dell’Ottocento

•      Monica Capalbi, Roma: il teatro  e la città 1791-1863

•       Giorgio Monari, “All’apparto de li bbusci a vvede...”. Il teatro in musica a Roma secondo Belli

•       Giulio Vaccaro, Cummedie nove, falsette e pantomimme. Il teatro della compagnia Tacconi.

•       Marcello Teodonio, “’Na fetta de commedia a Ttordinone”. Il teatro nei sonetti e nelle poesie italiane di Belli

•       Davide Pettinicchio, “Uomini sufficientemente asinari, cannaroni, angioletti di sentimento e grazia”. Attori, cantanti e impresari teatrali nei carteggi di Giuseppe Gioachino Belli.

•      Franco Onorati, Belli recensore/censore

•      Emilio Flaviano Giuri, “A Lione si costruirà un nuovo teatro”. Il teatro nello Zibaldone di Belli

•       Laura Biancini, «...accomodata all’uso del Teatro Italiano».  Due commedie e un dramma tradotti dal francese da Giuseppe Gioachino Belli

 

 

sommari

numero 1 del 2017

Dall'editoriale di Marcello Teodonio

Con questo numero, inizia la stagione numero 15 di questa nostra rivista, che rivendica tra i suoi meriti la scrupolosa osservanza delle uscite quadrimestrali, una puntualità che, come ben sappiamo, poche riviste scientifiche riescono a rispettare.  Il primo saggio ci porta dentro il laboratorio complesso e affascinante dei sonetti di Belli, con un contributo che mi andrebbe di definire “esemplare”, se l’aggettivo non fosse vietato in questa sede di editoriale della rivista: l’analisi di due sonetti sul tema del ricordo compiuta da Massimiliano Mancini. Seguono altri due contributi su Belli, di natura diversa ma ugualmente centrali per dimostrare le possibilità di approccio ai testi: il lavoro della nostra indimenticabile Paola Barone, tra le cui carte abbiamo trovato questo testo Belli e Manzoni: affinità, occasioni e discordanze che sottoponiamo ai nostri lettori, e quello di Mauro Marè, grande poeta della fine del Novecento, che aveva sempre posto al centro della sua scrittura così nuova e per certi versi sperimentale, l’esempio e il magistero belliano. Franco Onorati ci conduce poi alla lettura di un testo di storia che ci riguarda da vicino: il diario di Vincenzo Tizzani, il grande amico dell’ultima parte della vita di Belli, al quale, come sappiamo, dobbiamo la salvezza dei sonetti. A questa sezione belliana, seguono tre contributi che ci portano, come è consuetudine della rivista, “fuori porta”: nella Campagna Romana, nel Piemonte, e a Napoli. L’articolo di Claudio Porena completa l’analisi di come la poesia in dialetto abbia affrontano il tema della Campagna Romana. Dario Pasero ci illustra le vicende di alcuni autori settecenteschi che scrivevano in dialetto piemontese, destinati perciò stesso a una scrittura «coraggiosamente solitaria», incentrata come era sulla polemica antinobiliare e sulla satira sociale: e non è chi non veda in tutti questi aspetti, pur in tutte le ovvie enormi differenze, alcune sintonie profonde con la successiva operazione compiuta da Belli (dialetto, satira, isolamento). Fulvio Tuccillo ricostruisce poi con una serie di riflessioni, di dati e di esempi, i rapporti tra William Shakespeare e la civiltà e la letteratura di Napoli. Le consuete rubriche, tra cui segnalo la recensione di Rita Fresu a un volume sulle testimonianze in dialetto sulla prima guerra mondiale, chiudono il numero.