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Dante e Belli


La presenza di Dante nei testi di Giuseppe Gioachino Belli
di Angelica FEDELI e Marcello TEODONIO

Giuseppe Gioachino Belli mette al centro della propria ispirazione il modello supremo di Dante, la cui fortuna proprio nella prima metà dell'Ottocento stava diventando fondamentale per la costruzione dell’identità nazionale: nella Roma attraversata dalle contraddizioni di una cultura che faceva i conti con l’enorme eredità del passato, classico e classicista, e le moderne esigenze di realismo e di spirito critico, Belli dedica a Dante una parte importante dei propri studi, come testimonia la presenza di riflessioni e di approfondimenti dell’opera dantesca che si sviluppano per tutto l’arco della sua vita. Maestro di forma (il volgare nella sua essenza di lingua fondante), modello di percorso esistenziale (l’esilio, la coerenza estrema, la vita come viaggio di conoscenza), poeta convinto della fondamentale importanza della letteratura come costruzione della coscienza individuale e collettiva, Dante diventa per Belli il punto di riferimento della sua ispirazione, che poi riesce a tradurre con la novità sconcertante del sonetto in dialetto.

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Questo libro riporta tutte le occorrenze in cui Dante viene citato negli scritti di Belli: gli appunti sulla Commedia, che sono del tutto inediti (e che il piano dell’Edizione Nazionale delle opere di Belli prevede siano pubblicati), cui sono stati aggiunte tutte le citazioni tratte dallo Zibaldone, dalle lettere, dalle altre prose critiche, e quelle presenti nelle poesie in dialetto e in italiano. E come quasi sempre accade in questi casi con Belli, non ci nascondiamo che il materiale qui raccolto potrà perfino “deludere”, giacché si tratta di note copiate dai commentatori per quanto riguarda gli appunti sulla Commedia, e di citazioni cursorie nel resto dei casi. Ora: questo non deve sorprendere, giacché Belli quasi sempre si comporta in questa maniera, come fa ad esempio nei confronti dei Canti di Leopardi e dei Promessi sposi, presenti nello Zibaldone, con spunti critici davvero modesti, o proprio sconcertanti, giacché di ambedue questi fondamentali testi si limita a costruire soltanto indici di contenuti. Il laboratorio di Belli dunque rimane una questione complessa e affascinante: nel caso specifico possiamo concludere che per Belli appunto il magistero dantesco è davvero centrale e proprio di poetica complessiva: è insomma il medesimo progetto del “monumento” integrale della realtà, da perseguire con assoluto scrupolo documentario e integrale rispetto per la verità.

formato 17 x 24, pp. 160, € 18,00